Pachino: Sono sempre di più i ragazzi e le ragazze che oggi giustificano, praticano o sono vittime di atti di bullismo, di ingiustizia, di vandalismo, di atteggiamenti rischiosi per sé e per gli altri, di illegalità diffusa, di insulti e altre prepotenze, ecc.
La società è stata a guardare a lungo, senza prendere dei seri provvedimenti di carattere soprattutto educativo, preventivo e dissuasivo, affinché questa tendenza potesse avere un freno.
In verità, lo Stato e la Regione –da anni- hanno emanato numerose circolari e decreti relative alla legalità, indirizzati alle scuole, ma tali documenti stimolatori non bastano perché spesso si fermano a promuovere mere attività interne (anche se forse in collaborazione con altri enti pubblici e privati), cercando di incentivare in qualche modo il personale che dovrà operare.
Non vengono assolutamente previsti maggiori fondi -con personale esterno veramente qualificato e motivato- per la prevenzione, per l’ascolto, per tutta una serie di iniziative che possano spingere al rispetto delle regole e degli altri.
Si pretende che sia solo la scuola, con sempre minori entrate e con il suo organico interno, già oberato di riunioni, di progetti dei più disparati, di alunni sempre più difficili da gestire, di un clima che non sempre riesce a favorire il dialogo e la serenità … Si pretende che sia solo la scuola a dover fare tutto, delegando ad essa un compito che è sempre più difficile e rischioso.
Per forza di cosa, sovente, ci troviamo allora di fronte a degli Istituti scolastici che parlano di legalità a “comando”, solo se ci sono soldi incentivanti, solo da parte di alcuni e non di tutti, ecc.
E mentre la scuola parla di legalità (seppur con i suoi limiti), la società continua a premiare i furbi o chi pratica la corruzione come stile di vita, a proporre trasmissioni televisive basate sul pettegolezzo, sul protagonismo esasperato, sul benessere come senso della vita, sull’egocentrismo che elude l’altro e così via.
Da un lato, cioè, si chiede alla scuola (con le sue ormai deboli forze) di essere paladina di legalità, dall’altro lato le famiglie, la classe politica e altri enti che dovrebbero essere esempio di vita, in troppi casi, si comportano in maniera poco legale e poco esemplare.
In un mondo così schizofrenico, le giovani menti si “svasano” e il benché modesto lavoro delle scuole (o almeno di chi ci crede) spesso risulta inutile e avvilente.
Con questa consapevolezza e sperando che la legalità -sia per gli alunni che per il personale scolastico- non rimanga un nome messo lì da qualcuno ben intenzionato o dal Ministro alla Pubblica Istruzione, ma diventi il punto di riferimento di ogni scuola; sperando che la legalità venga vissuta da tutto il personale con convinzione e non solo dai docenti che realizzano questo o quel progetto, anche l’APAC propone un concorso sulla legalità, auspicando che sia uno strumento di riflessione, di confronto, di presa di coscienza almeno da parte dei partecipanti.
Riconosciamo quindi i limiti di questa nostra iniziativa, ma vuole essere un nostro piccolo contributo in vista di un futuro auspicato senso di legalità che riesca ad entrare nei nostri cuori e nelle nostre menti di adulti prima ancora che nei cuori e nelle menti dei nostri alunni.
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